Le disfunzioni gastrointestinali e urinarie nel Parkinson

Il Parkinson potrebbe apparire a prima vista come una malattia dai sintomi ben definiti, quali lentezza nel movimento, rigidità dei muscoli, tremore. In realtà è una malattia che comporta numerosi problemi che nulla hanno a che vedere con il movimento, come la costipazione e la disfunzione urinaria.

Tra i sintomi “non motori” si hanno disturbi collegati al funzionamento automatico del sistema nervoso, cioè quella parte del sistema nervoso che controlla in modo automatico le funzioni corporee, quali il battito cardiaco, la pressione sanguigna, la sudorazione, le funzioni sessuali, le funzioni gastrointestinali e urinarie. Queste ultime due funzioni sono quelle che nella maggior parte dei casi si aggravano nei pazienti affetti da questa malattia.

Una potenziale complicazione del Parkinson è la gastroparesi, cioè la difficoltà a smaltire correttamente il cibo dallo stomaco. Può provocare una sensazione di gonfiore, nausea, causare un senso di sazietà precoce e dolore addominale. L’incapacità a svuotare lo stomaco entro le giuste tempistiche può inoltre indebolire o cancellare l’effetto dei farmaci, specialmente della levodopa, dal momento che la levodopa è assorbita dall’intestino tenue e non può arrivare a destinazione se resta intrappolata nello stomaco.

Il più diffuso e riconosciuto disturbo gastrointestinale dei malati di Parkinson è la disfunzione intestinale, che può essere di due tipi. La più frequente è la costipazione o stitichezza. Questo sintomo è dovuto alla lentezza del transito nell’intestino. Come cura è necessario aumentare la motilità intestinale. Il primo passo è assumere un maggior numero di fibre e di liquidi attraverso una dieta adeguata o attraverso integratori. Se non è sufficiente, il passo successivo potrebbe essere l’assunzione di lassativi previa prescrizione medica. La disfunzione meno conosciuta, invece, è la difficoltà nell’atto della defecazione stessa. Questo problema si manifesta con sforzo eccessivo e svuotamento incompleto. Alcuni studi mostrano come questo sintomo stia diventando più comune anche della costipazione. La difficoltà nella defecazione è dovuta all’incapacità dei muscoli sfinteri a rilassarsi in maniera coordinata. Non esistono dei trattamenti provati sebbene sembra logico assumere dei lassativi. L’assunzione di apomorfina per facilitare il transito intestinale potrebbe essere di aiuto.

La difficoltà a urinare è un altro sintomo comune nel Parkinson. Contrariamente alla disfunzione intestinale, che può precedere lo sviluppo dei sintomi motori nelle persone affette da Parkinson, la disfunzione urinaria in genere non si manifesta con evidenza fino alle fasi finali della malattia. La funzione primaria della vescica è duplice: immagazzinare urina ed espellerla quando se ne sente la necessità. I più comuni sintomi urinari nel Parkinson sono il bisogno a urinare frequentemente e la difficoltà a urinare una volta percepito il bisogno. Questi sintomi indicano una vescica irritabile e iperattiva che segnala al cervello che è piena e ha bisogno di svuotarsi, quando in realtà non lo è. Urinare frequentemente durante il giorno implica che chi soffre di questo problema è costretto ad alzarsi molte volte anche durante la notte. Farmaci che aiutano a bloccare o a ridurre l’iperattività della vescica possono essere utili nel curare questo tipo di disfunzione alla vescica.

I problemi gastrointestinali e urinari sono quindi sintomi frequenti nel Parkinson da non sottovalutare. Essere consapevoli della loro esistenza e saperli riconoscere sono i passi necessari per gestirli in modo adeguato.

Parkinson e cibo

Perdita di appetito e difficoltà nella deglutizione sono sintomi della malattia, ma si può imparare a gestirli con la pianificazione alimentare, piccoli accorgimenti che riescono ad aiutarci ad assumere cibo in modo corretto. 

La malattia di Parkinson è sempre più comune, in particolare con l'invecchiamento della popolazione. I malati di Parkinson possono avere delle difficoltà nel mantenere un'alimentazione adeguata e una soddisfacente assunzione di liquidi. I sintomi visibili che sono associati alla malattia sono: tremore, lentezza nei movimenti, postura curva, scarso equilibrio e difficoltà a camminare, accompagnati spesso da una perdita delle funzioni motorie e dall'incapacità di gestire gli oggetti di piccole dimensioni.

Questi problemi peggiorano con il progredire della malattia, rendendo più difficile maneggiare le posate e prolungando il tempo necessario per mangiare. Molti di questi sintomi sono legati all'invecchiamento, ma si verificano con maggiore gravità nel Parkinson, perchè si ha comunemente una perdita dell'olfatto e del gusto. Pertanto, si può verificare una diminuzione dell’appetito o, addirittura, una mancanza di interesse per il cibo.

I movimenti automatici del sistema gastrointestinale rallentano e ciò può portare disfagia (difficoltà di deglutizione), sensazione di sentirsi rapidamente sazio, reflusso gastrico a causa del lento svuotamento dello stomaco, e costipazione. Inoltre, il movimento rallentato dei muscoli gastrointestinali può essere aggravato da una mancanza di attività fisica.

I malati di Parkinson non possono evitare le difficoltà di deglutizione, ma possono compensare mangiando piccoli bocconi di cibo, evitandone alcuni che sono troppo difficili da digerire e masticando più lentamente.

La malattia può portare anche a demenza, ansia e depressione maggiore, che possono far dimenticare di nutrirsi, unita ad uno scarso interesse per il cibo. Si può verificare una diminuzione dell'assunzione di cibo e una perdita di peso non intenzionale, con conseguente perdita di energia.

Il trattamento della malattia spesso comporta farmaci contenenti levodopa, che viene convertita in dopamina, o farmaci che aiutano l'organismo a utilizzare la dopamina esistente nel cervello.

La levodopa viene assorbita nel piccolo intestino, e il transito del farmaco attraverso il sistema gastrointestinale può essere rallentato a causa del cibo nello stomaco. Questo può ritardare l'effetto del medicinale e quindi il controllo dei sintomi.

Pertanto, i farmaci contenenti levodopa devono essere assunti a stomaco vuoto per assicurarne l'efficacia ottimale. Ciò può causare nausea in alcune persone, ma questo disagio può essere superato facendo un piccolo spuntino, che è facilmente digeribile.

Che cosa si può fare?

  • Assicurarsi che i farmaci siano presi in tempo, possibilmente da 30 minuti a un'ora prima del pasto. Ciò contribuirà a controllare meglio i sintomi, soprattutto se la persona ha difficoltà con tremore, il coordinamento e la lentezza dei movimenti.
  • Fornire posate, piatti e bicchieri adattati, che possono aiutare a gestire i movimenti, in particolare per la difficoltà di uso di alcuni utensili e la fuoriuscita dai bicchieri di liquido.
  • Assistere le persone mentre mangiano, in particolare se sono molto lenti nel movimento. Anche mangiare in un ambiente piacevole, soprattutto se non c’è molto interesse per il cibo, ricopre una notevole importanza.
  • Prestare grande attenzione agli attacchi di tosse mentre si mangia o si beve perché potrebbero essere causati da difficoltà di deglutizione. Anche la salivazione eccessiva può essere un segnale che il riflesso della deglutizione è in declino.
  • Assicurarsi che la consistenza degli alimenti sia appropriata, se la disfagia è un problema. Sono necessari piccoli pasti frequenti per chi si sazia facilmente o per chi soffre di reflusso gastrico.
  • Offrire scelte nutrienti e ricche di energia, come gli integratori alimentari per contribuire a garantire un adeguato apporto calorico in coloro che trovano difficoltà a mangiare un pasto normale. 
  • Tenere sotto controllo il peso, perché una perdita di peso non intenzionale, può derivare da uno scarso apporto proteico-energetico. Una visita da un dietista può essere opportuna. 

Mantenere un'alimentazione adeguata e una corretta assunzione di liquidi per una persona malata di Parkinson è molto importante affinché il farmaco prescritto per la gestione dei sintomi funzioni nel miglior modo possibile.


Perdita dell'olfatto, stipsi, tempi di reazione più lenti, alti livelli di emoglobina e una eccessiva sonnolenza diurna, aumentano il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson

Studi lunghi e approfonditi sperano di riuscire a riconoscere precocemente segnali certi dello sviluppo della malattia per poter intervenire in modo più efficace. Anche se i risultati, purtroppo, sono ancora lontani, i ricercatori hanno concluso che la presenza di una combinazione di “sintomi precoci” come la perdita dell'olfatto, la stipsi, un tempo di reazione più lento, alti livelli di emoglobina e una eccessiva sonnolenza diurna, aumentano il rischio di sviluppare la malattia.

La diagnosi precoce e le cure per rallentare i cambiamenti progressivamente debilitanti sono i principali approcci medici per il trattamento del Parkinson. Il tremore, la perdita del controllo motorio e la rigidità degli arti sono i sintomi principali ma, paradossalmente, quando questi sintomi diventano evidenti e la diagnosi viene così confermata, le abilità motorie del paziente sono già significativamente compromesse, alterando notevolmente la qualità della vita.

Pertanto, la ricerca dei sintomi precoci della malattia, che precedono la perdita delle funzioni motorie, è un argomento di vitale importanza nella ricerca neuroscientifica.

Un studio a lungo termine, noto come Honolulu-Asia Aging Study (HAAS), ha contribuito a far luce sui segnali di sviluppo e inizio della malattia. In questa ricerca 8.006 giapponesi-americani sono stati esaminati periodicamente per 40 anni.

Dal 1991, alcuni casi di Parkinson iniziarono a emergere in questo gruppo. I pazienti sono stati classificati come pazienti con Parkinson in base alle diagnosi indipendenti fornite da due neurologi.

Sono state effettuate anche autopsie cerebrali su pazienti deceduti per accertare la formazione di corpi di Lewy, una caratteristica cellulare della malattia di Parkinson.

Lo studio ha permesso di identificare alcuni comportamenti che precedono lo sviluppo della malattia.

L’eccessiva sonnolenza durante il giorno e la perdita del senso dell'olfatto sono emerse come due caratteristiche nei pazienti che hanno contratto la malattia in età avanzata.

Anche la stipsi è stata identificata come una caratteristica che indica un rischio maggiore di sviluppare la malattia. Hanno anche mostrato una risposta più lenta ad una prova di reazione computerizzata.

Oltre alla diagnosi clinica, le autopsie del cervello di persone che hanno registrato i tempi di reazione più lenti hanno mostrato lo sviluppo di corpi di Lewy.

Tutte queste alterazioni comportamentali sono state valutate 7-8 anni prima della morte, che è un lasso di tempo sufficiente per intervenire.

Si è notato che l'incidenza della malattia di Parkinson era significativamente più alta quando i sintomi come la stipsi e il tempo di reazione lento al test computerizzato erano presenti contemporaneamente.

Anche i livelli di emoglobina del sangue possono rivelarsi un segno diagnostico per l'identificazione precoce. Normalmente, i livelli di emoglobina diminuiscono con l'età. Tuttavia, nello studio HAAS, persone che hanno avuto livelli di emoglobina maggiore o uguale a 16 mg / dl all'età di 71-75 anni, avevano una maggiore probabilità di sviluppare la malattia, valutata all'età di 80 anni. Anche un aumento dei livelli di ferro nel sangue è associato allo sviluppo del Parkinson.

Questi sintomi non sono determinanti e definitivi. Tuttavia, questi segnali sono di immenso valore predittivo dato che sono evidenti 7-8 anni prima dello sviluppo di disabilità motorie.

I ricercatori hanno concluso che la presenza di una combinazione di questi sintomi, la perdita dell'olfatto, la stipsi, un tempo di reazione più lento, alti livelli di emoglobina ed una eccessiva sonnolenza diurna, aumentano il rischio di sviluppare la malattia.

Anche se questi sintomi sono indicativi e non definitivi, segnalano ai medici la possibilità di sviluppo del Parkinson nei pazienti geriatrici e forniscono il tempo necessario per intervenire prima che il controllo motorio venga meno.

Ultimamente, in tutto il mondo, si stanno perfezionando test clinici (ad es. su sangue e saliva, sui geni...) per arrivare a individuare i cosiddetti “marcatori” che possano rendere efficace un test di laboratorio per diagnosticare la malattia di Parkinson, ma sono ancora tutti in fase di sperimentazione.


La Stipsi

Contro la stipsi

1) ALIMENTAZIONE CORRETTA + ATTIVITÀ FISICA ADEGUATA

- Bere almeno 6-8 bicchieri d'acqua al giorno ( anche sotto forma di tisane, se si preferisce).

Assumere sia a pranzo che a cena cibi ricchi di fibre, come le verdure i cereali e la frutta fresca, ad eccezione delle banane , che vanno invece eliminate.

Praticare regolarmente un'attività fisica compatibile con le proprie possibilità motorie; può essere utile fare un po' di moto ( ad esempio una piccola passeggiata) anche poco prima di andare in bagno al mattino.

              2) SE IL PROBLEMA PERSISTE

Si può ricorrere ad alcune sostanze che aumentano la massa fecale e ne riducono la consistenza, come ad esempio psillío e crusca. Tutte queste sostanze agiscono dopo uno - tre giorni.

- Oppure si può ricorrere al lattulosio, disponibile come sciroppo: anche in questo caso possono essere necessari da uno a tre giorni perché si esplichi l'effetto del farmaco_

Se necessario si può poi ricorrere a lassativi contenenti senna, cascara,  aloe, rabarbaro e altre sostanze di derivazione vegetale, oppure bisacodile che agiscono in 6-8 ore_ A questo gruppo appartengono alcuni trai lassativi più pubblicizzati; vanno usati solo in modo occasionale se gli altri provvedimenti suggeriti non risultano sufficienti.

- Si hanno ancora i lassativi salini, come I sali di magnesio o i fosfati di sodio, e infine piccoli clisteri ( di circa 100 ml) per i casi che non rispondono ad altri trattamenti.

Le sostanze citate si trovano in numerosissimi preparati acquistabili in farmacia senza prescrizione medica (potete chiedere informazioni al vostro farmacista di fiducia). È opportuno che vi rivolgiate al vostro medico se avete Importanti patologie concomitanti ( ad esempio se soffrite di insufficienza renale, insufficienza *cardiaca congestizia o diabete mettilo scompensato) oppure se effettuate terapia anticoagulante, perché alcuni lassativi possono essere poco indicati. È Importante ricordare che 1 lassativi non sostituiscono un'alimentazione e una attività fisica adeguate e che non bisogna abusarne: si può usarli con regolarità se necessario, ma non più di una o due volte.alla settimana.


La dieta alimentare

La terapia nutrizionale nella Malattia Di Parkinson è di fondamentale importanza, necessaria per l’adeguamento delle abitudini alimentari, volta a mantenere un adeguato stato di salute, migliorare l’assorbimento della terapia farmacologia, aiutare l’effetto di un’adeguata terapia riabilitativa del Paziente.

La dieta nei Pazienti affetti da M. di Parkinson in terapia con levodopa è indispensabile, in quanto i pasti possono interferire con l’azione del farmaco: la levodopa è un aminoacido neutro che per essere assorbito, cioè passare dall’intestino al sangue e da questo al cervello, utilizza un trasporto attivo con dispendio di energia. Di conseguenza qualunque processo che ritardi o inibisca questo assorbimento, può portare ad una riduzione della quantità di farmaco disponibile, rendendo non costante la concentrazione intracerebrale dello stesso e riducendo di conseguenza l’efficacia della terapia farmacologia.

Naturalmente una corretta dieta non può evitare né le medicine, né ridurre i rischi della malattia, ma può certo essere di aiuto nel ridurre le variabili non controllate che sono dovute all’assorbimento dei cibi e della terapia.

Lo stomaco non è la sede dell’assorbimento della levodopa rivestendo, in questo caso, la sola funzione di transito verso l’intestino tenue dove avviene l’assorbimento. Tuttavia il tempo di permanenza nello stomaco ha importanza in quanto la levodopa viene degradata dagli enzimi gastrici, più a lungo rimarrà nello stomaco e più verrà degradata, perdendo così la sua efficacia.

Ci sono diversi fattori dietetici che influenzano la velocità di svuotamento gastrico (grassi, proteine, acidità gastrica, alcuni farmaci anticolinergici, stipsi). Alcune ricerche hanno confrontato l’assorbimento di levodopa dopo una singola somministrazione a stomaco vuoto, rispetto a quella assorbita durante il pasto.
È stato dimostrato che in alcuni casi, l’assunzione del farmaco, durante il pasto, ne ha significativamente ritardato l’efficacia. Una volta passata dallo stomaco all’intestino tenue, la levodopa è assorbita nel sangue.
È stato dimostrato un meccanismo competitivo di trasporto attraverso la barriera cerebrale, tra aminoacidi neutri (fenilalanina, leucina, isoleucina) e levodopa. I livelli plasmatici di tali aminoacidi correlano con le fluttuazioni motorie nei Pazienti in terapia con levodopa, poiché il sistema di trasporto è saturabile e con elevati livelli di aminoacidi neutri la levodopa passa con maggiore difficoltà la barriera ematoencefalica.

Negli stadi avanzati di malattia, quando le riserve endogene di dopamina sono più ridotte, il Paziente diventa del tutto dipendente dal farmaco e risente totalmente delle fluttuazioni terapeutiche della levodopa assunta, con fluttuazioni improvvise delle capacità motorie nell’arco della giornata (Fenomeni ON /OFF).


INTERVENTO NUTRIZIONALE NELLA MALATTIA DI PARKINSON

Nell’impostare la dietoterapia è necessario tenere presente alcuni concetti fondamentali:

  1. Nella Malattia di Parknson ci sono diversi fattori che interferiscono con lo stato nutrizionale del Paziente (ad esempio il grado di compromissione motoria, la disfagia per incoordinamento motorio di tutte le fasi della deglutizione).
  2. fabbisogni energetici sono nella norma e comunque adeguati , previa valutazione dello stato nutrizionale del Paziente. L’andamento del peso corporeo è comunque legato allo stadio della malattia: alcuni studi testimoniano un alta prevalenza di obesità a 10 anni dalla diagnosi , mentre a 14 anni dalla diagnosi sembra prevalere il sottopeso .
  3. La levodopa non viene assorbita a livello gastrico, ma un incremento del tempo di permanenza nello stomaco determina un rallentamento dell’azione del farmaco, riducendone l’effetto clinico, allo stesso modo un ritardo dell’assorbimento intestinale porta ad una modifica nel timing terapeutico.
  4. Gli aminoacidi neutri (isoleucina, leucina, valina, fenilalaniana, triptofano, tiroxina), introdotti con le proteine ingerite nei pasti, utilizzando lo stesso sistema di trasporto della levodopa, si mettono in competizione con essa .
  5. Un apporto elevato di carboidrati aumenta la secrezione di insulina che a sua volta riduce la quantità di aminoacidi circolanti, favorendo il trasporto della levodopa a livello cerebrale.

Per questi motivi la levodopa dovrebbe essere assunta circa 30 minuti prima di pasti leggeri e frequenti.

Si dovrebbero programmare tre pasti principali e due spuntini ad orari prestabiliti, secondo la terapia farmacologica, aumentando il consumo di carboidrati e riducendo le proteine in tutti i pasti salvo che in quello serale.

Ad esempio:

  • Il pranzo è costituito da un primo piatto semplice senza aggiunta di proteine, un contorno di verdure crude e/o cotte, pane e frutta.
  • La cena in cui si inserisce la quota proteica: sono consentiti i primi piatti con legumi (piatto unico), carni, pesce, uova, seguono sempre un contorno di verdure crude e/o cotte una porzione di frutta.

È necessario assicurare un adeguato apporto di tutti gli alimenti dei gruppi fondamentali ad esclusione del latte e latticini, per seguire il più possibile una dieta equilibrata .
Inoltre è opportuno moderare l’apporto dei grassi e garantire un adeguato introito di carboidrati, proteine e fibre.
In alcuni casi, i semplici consigli dietetici non sono sufficienti, bisogna ricorrere a diete personalizzate, diete programmate per ogni singolo Paziente, che tengano conto della abitudini alimentari e dei gusti del Paziente, ma che nello stesso tempo permettano un controllo dell’assunzione proteica giornaliera: la quota proteica raccomandata non dovrebbe superare i 0,8 g per ogni Kg di peso corporeo, concentrata soprattutto nel pasto serale. Quando questo non fosse sufficiente si possono utilizzare alimenti “speciali”.

Esistono in commercio alimenti aproteici che possono semplificare al Paziente il compito della preparazione del pasto e permettono il mantenimento delle abitudini alimentari. Infatti è disponibile una vasta gamma di alimenti e nello stesso tempo migliorano l’efficacia della terapia farmacologica grazie al basso contenuto di proteine vegetali.
Va segnalato che i Pazienti parkinsoniani tendono a presentare carenza di alcuni minerali come il calcio, il ferro o di alcune vitamine (D, C, E) il cui apporto supplementare può talvolta rendersi necessario; è comunque consigliata l’assunzione di queste sostanze lontano dalla somministrazione dei farmaci e su indicazione medica.

Attualmente non è più strettamente necessario evitare l’assunzione di vitamina B6 presente in numerosi alimenti quali frattaglie, legumi, cereali, ortaggi, patate, banane e soya, che ostacola l’assorbimento della L-dopa , in quanto la somministrazione di carbidopa, quasi sempre associata alla L-dopa, previene questo inconveniente: si raccomanda tuttavia di non superare i 2 mg di vitamina B6 assunta in un giorno, dose che soddisfa il fabbisogno giornaliero.


LIPIDI
I grassi dovrebbero essere assunti con moderazione dai Pazienti parkinsoniani. Sebbene l’apporto di lipidi sia essenziale per garantire un corretto apporto calorico, è bene non eccedere, in quanto essi rallentano lo svuotamento gastrico interferendo con l’assorbimento dei farmaci.
E’necessario pertanto limitare l’apporto di acidi grassi saturi e privilegiare l’assunzione di grassi insaturi (oli vegetali e pesce).

CARBOIDRATI
Il consumo di carboidrati è raccomandato nei Pazienti parkinsoniani; i carboidrati dovrebbero costituire la quota alimentare maggiormente rappresentata in quanto forniscono un adeguato apporto calorico, transitano rapidamente dallo stomaco all’intestino e stimolano la produzione di insulina determinando una riduzione della concentrazione ematica di aminoacidi (che potrebbero competere con l’assorbimento della L-dopa al livello cerebrale).

FIBRE
La stitichezza si presenta frequentemente nei Pazienti con patologie neurologiche degenerative per un rallentamento della funzionalità intestinale.
Una modificazione delle abitudini alimentari, può contribuire ad una corretta gestione della stipsi, l’apporto di fibre preferibilmente sotto forma di frutta e verdura consentono, oltre ad un effetto sul tempo di transito anche un apporto adeguato di vitamine.
Anche nei soggetti parkinsoniani è descritto che l’uso di integratori di fibre alimentari (psillium, mucillagine, crusca, glucomannani etc.) incrementi la frequenza dell’alvo ed è utile nel trattamento della stipsi. La somministrazione di fibre dietetiche va però attentamente valutata perché un eccesso può interferire e ridurre l’assorbimento dei farmaci anti-parkinsoniani sia per diluizione intraluminale, sia per rallentamento dello svuotamento gastrico. Si consiglia inoltre l’assunzione di un litro e mezzo di acqua al giorno e di non superare i 25-30 g di fibra/die.

DIETOTERAPIA NELLA MALATTIA DI PARKINSON
Lo schema dietetico nella Malattia di Parkinson corrisponde alla dieta dissociata in quanto prevede l’assunzione di carboidrati a pranzo e l’assunzione della proteine a cena.
Nella Malattia di Parkinson una dieta ricca di vitamina C presente maggiormente negli agrumi, kiwi, fragole, melone, prezzemolo e di vitamina E presente negli oli vegetali spremuti a freddo (mais, girasole, oliva), nell’olio di pesce, pesce, che tra l’altro sono anche le fonti più ricche di acidi grassi polinsaturi (omega 3), con marcato effetto antiossidante importante nel prevenire l’ossidazione cellulare che è alla base della morte neuronale, può essere utile soprattutto nelle fasi iniziali.
Inoltre essendo una conseguenza reale la difficoltà della masticazione e deglutizione degli alimenti soprattutto nello stadio intermedio – avanzato della Malattia di Parkinson diventa necessario effettuare un adeguamento della consistenza degli alimenti al fine di evitare episodi di aspirazione silente e conseguente polmonite ab ingestis.

ALIMENTI VIETATI
Grassi saturi (burro- strutto- lardo) – Selvaggina – Frattaglie – Insaccati – Alimenti conservati – Alimenti inscatolati – Latte e derivati – Fritti – Sughi pesanti – Dessert al cucchiaio – Alcolici

ALIMENTI PERMESSI
Cereali (pane – pasta possibilmente integrali) – Legumi – Verdure – Ortaggi – Frutta fresca (soprattutto agrumi e Kiwi) – Carni bianche (pollo – tacchino – coniglio – vitella) – Pesce – Uova – Oli vegetali (sopratutto nell’olio di oliva e di semi girasole la vitamina E è presente nella forma che ha maggiore attività biologica)


In conclusione, da quanto detto risulta fondamentale che i Pazienti affetti da Malattia di Parkinson abbiano un peso normale per la propria altezza. Essere in sottopeso o soprappeso mette a rischio la sopravvivenza del Paziente stesso e favorisce inevitabilmente la comparsa di altre malattie metaboliche che possono compromettere negativamente l’andamento della malattia di base.

Eseguire regolarmente esami ematochimici ed avere una valutazione dietologica specialistica, dove venga adottato un adeguato protocollo dietoterapico a seconda delle esigenze nutrizionali di ogni singolo Paziente, può migliorare lo stato di salute e facilitare il Neurologo nel trattamento sintomatico della malattia neurologica.
Un’alimentazione corretta non solo quantitativamente, ma soprattutto qualitativamente, permette certo non di guarire o di ridurre la progressione della malattia, ma aiuta il Paziente non solo a non appesantirsi producendo ulteriori scompensi sull’apparato osteo – articolare, ma soprattutto aiuta a rendere costante l’effetto del farmaco durante la giornata.

Stefania Martinelli e Alessandra Valenzi
dietiste


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